venerdì 16 giugno 2017

SANTUARIO DEL POGGETTO










Cenni storici

Il Santuario del Poggetto si trova su un piccolo poggio, pochi km a sud di Ferrara e dipende dalla Parrocchia di S. Egidio. L'inizio della devozione verso questo Santuario, si rifà alla tradizione dell'antico ritrovamento di un immagine della Madonna, appesa poi ad una vigorosa rovere, quando le valli ad occidente di S. Egidio ereano frequentemente inondate dal Po di Primaro.
La Madonina, che pare fosse di terracotta, e la rovere ebbero, nel tempo, analoga sorte. La prima sembra sia andata distrutta per incendio o inondazione; la seconda, recuperata nel 1891 durante la costruzione del coro della piccola chiesa di allora, ( 26 mq ) fu collocata dietro all'altare e riparata da un vetro, ma fu definitivamente perduta quando, il 22 aprile 1945, alcuni soldati in fuga incendiarono il Santuario e le case vicine. Tutto ciò provocò non solo la perdita della rovere, ma anche la distruzione di una artistica icona in stile gotico, opera dell'intagliatore ferrarese E. Bolognesi e donata al Santuario dal conte Giovanni Grosoli Pironi, per accogliere il dipinto della Madonna. Il culto della Madonna si diffuse sempre più tra le popolazioni circostanti; lo storico Guarini annota che nel 1621 l'afflusso dei fedeli era straordinario, specialmente in Quaresima, in coincidenza con la festa dell'Annunciazione, il 25 marzo.

Alla fine del '700, il Cardinale Magalotti ingiunse al Parroco di S. Egidio, da cui dipendeva e dipende tutt'ora il Santuario, di celebrare una S. Messa ogni sabato e nella festa dell'Annunciazione.
Le notizie archivistiche riportano che Don Melchiorri, parroco di S. Egidio dal 1873 al 1895 e fratello dello storico G. Melchiorri, si adoperò per rendere ancora più sentito il culto della Vergine, riprendendo le sacre funzioni settimanali, fondando la "Pia Unione della Madonna del Poggetto" ed accogliendo i pellegrini che venivano sempre più numerosi dalle parrocchie vicine.
La fama delle grazie, l'antichità e l'estensione del sacro culto (memorabile il trasporto della Santa Immagine nel luglio e settembre del 1855 alla Chiesa Parrocchiale di S. Egidio per implorare pietà e misericordia contro l'epidemia di colera che mieteva vittime sempre più numerose in città e in campagna) ed il riconoscimento a "Santuario" da parte del Sommo Pontefice Pio IX, che , dopo aver concesso il Giubileo Universale, dichiarò che, visitandolo, si potevano ottenere i benefici spirituali ed il riconoscimento ufficiale del Capitolo Vaticano, che decretò l'Incoronazione della Sacra Immagine il 15 settembre del 1901.
L'attuale immagine della Vergine che risale al 1554, come dipinto sul fondo, rappresenta la Madonna assisa in trono con Gesù Bambino benedicente; fu dipinta a tempera su tela finissima, foderata poi sul retro, con tela più consistente. Solo le teste della Madonna e del Bambino sono rifinite, mentre il resto, piuttosto trascurato, è caratterizzato da sottilissime tinte. Il Melchiorri fece accurate ricerche per appurare l'autore della tela, senza, per altro, giungere con certezza ad una eventuale attribuzione.
Lo storico ferrarese Napoleone Luigi Cittadella, interpellato sulla questione, sostenne che l'opera proveniva dalle scuole di pittura ferraresi del XVI secolo e la attribuì a Sebastiano Filippi da Carpi, detto il "Bastianino". Nel 1878 il pittore Antonio Benini di Bondeno dichiarò che il buon disegno delle parti nude e l'espressione dei visi dimostravano una mano maestra, anche se la tela era stata rimaneggiata da incompetenti che non avevano saputo conservarle il pregio artistico. Pur dissentendo in qualche punto dal Cittadella, riconobbe che l'insieme ed il movimento delle figure gli sembravano appartenere al periodo del Quattrocento o del Cinquecento.
Nel 1982, l'opera fu restaurata dalla ditta A. & G. Piella di Ferrara, a spese del Vicariato di S. Giorgio; i restauratori espressero il parere che la Santa Immagine fosse di scuola ferrarese del XVII secolo.
Nella primavera del 1894, l'ingegneri ferraresi V. Scabbia ed A. Chiozzi presentarono i disegni per l'innalzamento della chiesa del Santuario che sostituiva il vecchio Oratorio, subentrato a sua volta al vecchio capitello risalente al 1319.

Nel suo nuovo lavoro, realizzato in stile gotico-lombardo, la facciata fu innalzata con due colonne ai lati e due guglie faccettate su colonnette a cuspide. Il timpano fu realizzato in cotto a conchiglia e un rosone a vetri colorati, con larga fascia ad ornamenti gotici, occupò il centro della facciata.
Fu ingrandita la porta di ingresso ad arco gotico, mentre la lunetta, ornata con cotto di tipo ferrarese, fu divisa con un architravce di legno intagliato. Una bella tavola d'olio, opera del pittore ferraese A. Magrini, rappresentava la Vergine col Bambino, S. Egidio Abate, in atto di contemplazione, con la cerva a fianco, S. Giorgio, guerriero in armi, con le braccia al petto,  genuflesso in venerazione; sul fondo il paesaggio con il prospetto del Poggetto.
Mons. G. Zanardi, professore di filosofia in seminario, che in precedenza era stato cappellano del Santuario, sollecitò i lavori per innalzare l'apside della chiesa e per rivestire tutto il soffitto a vele e crocere gotiche con cordoni e vernici a stucco. Si aprirono le finestre gotiche con vetri colorati. Si costruì l'altare in mattoni, si allargò il Presbiterio e si eressero colonnette ottagonali per sostenere gli archi a sesto acuto. Il coro fu rivestito interamente per dargli forma ottagonale con tante vele al soffitto. All'interno della chiesa tutti i fregi furono realizzati dal ferrarese A. Tellini, mentre G. Tabellini di Voghenza creò una cornice di stucco a forma di fascia, che si armonizzava con lo stile dei capitelli.
Per giungere al Santuario lungo la strada campestre,  che anticamente si chiamava Strada delle Suore, forse per ricordare le Benedettine, antiche proprietarie della località, Mons. Zanardi nel 1894, pensò di far costruire 15 capitelli, come i misteri del S. Rosario. L'ing. V. Scabbia li disegnò e A. Gilli li realizzò. Sotto la nicchia di ogni capitello fu scolpito su marmo, il nome dell'offerente, mentre sotto il dodicesimo fu collocata una lapide con iscrizione latina a ricordo dell'avvenimento.

A due anni di distanza, nel 1896, ancora Mons. Zanardi, fece costruire, a proprie spese, una nuova sacrestia a nord e ricostruire quella antica a sud.
Con le nuove opere, il Santuario assunse l'aspetto esteriore delle antiche chiese gotiche a tre navate, anche se l'interno rimase a navata unica. I lavori di rifinitura occuparono gli ultimi tre anni dell'ottocento: E. Bolognesi intagliò il tabernacolo in stile gotico, si dipinse in finto marmo l'altare, si fece costruire la balaustra dalla ditta Brondi di Ferrara. Il Rettore Don Lupi, per conservare il ceppo di rovere, dissotterrato nel muro dell'antico coro e sul quale pare fosse stata collocata la prima immagine della Madonna, lo collocò dietro l'altare proteggendolo con un cristallo. Tutto ciò non fu sufficente ad evitare una profanazione ad opera di due soldati che il 22 aprile 1945, appiccarono fuoco al Santuario e alla casa vicina. Per rendere omaggio a Cristo Redentore, nel 1900 fu innalzata una monumentale Croce, con base di cinque metri, in marmo di Verona. Sul braccio trsversale è scritto: "Redemptori Iesu Cristo Domino Nostro- otto settembre 1901".
Nel 1933 la ditta Borea di Marrara costruì il Campanile, in pietra a vista, adorno di quattro sottili fasce in cotto che ne delineano i piani. E' alto 26 metri e contiene cinque campane al suo interno.
Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo i restauri eseguiti dalla ditta Edil Labor di Stagni, Borsetti ed Alberti di S. Egidio, la chiesa fu riaperta al culto. Dal 1966, l'attuale altare costruito in marmo, sostituì purtroppo quello antico, danneggiato dall'incendio del 1945. E' stato donato dal concittadino dr. G. Govoni, unitamente al prezioso tabernacolo realizzato dalla ditta Beretta di Ferrara.
Nel 1982, a cura del Vicariato di S. Giorgio, fu restaurata la Sacra Immagine di Maria Vergine e racchiusa nell'apposita teca, ornata da una cornice dorata del '700, dono della cittadina Parrocchia del Gesù. Dal 5 dicembre del 2011 il Santuario è stato chiuso per un considerevole restauro e consolidamento alle travi del tetto, la zona del sotto tetto, le guglie e il timpano della facciata. Il Santuario è stato riaperto al culto il 23 marzo del 2012.
I gravi eventi sismatici del 20 e 29 maggio 2012 non hanno provocato danni alla struttura, il Santuario del Poggetto è stata l'unica Chiesa della zona non danneggiata dal sisma e regolarmente aperta al culto. In questo i pellegrini hanno interpretato un ulteriore  segno di protezione della cara Madonna, Beata Vergine Maria del Poggetto.

venerdì 12 maggio 2017

FERRARA - SAN FRANCESCO



L'origine della chiesa parte dal 1232 con una piccola chiesa, nel 1241 il vescovo Filippo Fontana pose la prima pietra per realizzare una chiesa più grande, realizzando gli edifici posti sul lato sinistro della facciata. Nel 1341 iniziarono i lavori per una chiese più grande, proprio nella zona dell'attuale basilica.

" ne furono costruttori i maestri Armanno,Taddeo e Falconetto da Fontana. Era a croce egizia." (*)

In questa chiesa si tennero i lavori preparatori per il Concilio Ecumenico (Basilea-Ferrara-Firenze-Roma, aa. 1431-1445)

Con l'Addizione Erculea, voluta da Ercole I d'Este l'architetto Biagio Rossetti modificò la struttura gotica della grande chiesa.

Con il terremoto del 1570 tutta la parte alta crollò e venne ricostruita con qualche variante. Nel 1864 la chiesa fu spogliata di tutte le tavole di Benvenuto Tisi da Garofalo che vennero traslate nella civica Pinacoteca.

Il 16 gennaio 1957, Pio XII la elevò con bolla pontificia a Basilica Minore.

Alla sinistra della facciata si vedono i resti di quello che fu l'Oratorio di S.Sebasiano e della Concezione.

La facciata, mostra nella parte inferiore cinque scomparti che corrispondono alla divisione interna. Il portale a timpano immette nella navata maggiore. fra il primo ed il secondo ordine si nota un fregio in cotto che prosegue anche sul fianco meridionale formato da ovoli e dentelli e medaglioni con il busto di S.Francesco. Nella parte superiore si trova un grande occhio cerchiato in cotto, il tutto sovrastato dal timpano e ampie volute di raccordo.

A causa del terremoto del 2012 la Basilica è in gran parte inagibile.

(*)P.Gino Zanotti :La Basilica di San Francesco in Ferrara, Moneta Milano

http://www.prolocoferrara.it/le-chiese/chiesa-di-san-francesco.html

Per saperne di più:
http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/San_Francesco_Ferrara.pdf












Questa lapide è anche sul sito Chi era costui






Nel piazzale una lapide ricorda la Scuola dei giuristi; per il testo accedere al sito Chi era Costui







sabato 15 aprile 2017

FERRARA - SAN GIULIANO

Affacciata su piazza Castello, venne edificata nel 1405 dal camerlengo Galeotto degli Avogadri. La chiesetta che oggi vediamo, sostituisce quella demolita nel 1385 che sorgeva presso l’attuale rivellino sud del castello stesso. La facciata è ornata da pregevoli motivi  e da un portale gotico in cotto dove è posto un altorilievo degli inizi del XV secolo raffigurante san Giuliano che uccide per errore i genitori. Gli interni furono completamente rimaneggiati nel XVIII secolo secondo i gusti dell’epoca.
(da Ferrara nascosta: http://www.ferraranascosta.it/chiesa-di-san-giuliano/)

Nei pressi dell'attuale chiesa di San Giuliano, dove vi è ora la fossa del castello, esisteva già nel XIII secolo una chiesa parrocchiale dedicata a san Giuliano. Venne demolita nel 1385 per dare spazio alla costruzione del Castello Estense e poco distante, nel 1405, venne costruita una nuova chiesa per merito dello zelante cittadino Galeotto degli Avogari su terreno donato dal Marchese Niccolò II, il costruttore è ignoto. Nella fiancata vi è una epigrafe in versi latini che ricorda la fondazione della piccola chiesa.
Fin dal tempo degli Estensi, in questa costruzione ebbero sede le arti degli albergatori, degli orefici, dei pescatori, dei pescivendoli e dei beccari sino all'anno 1616 sotto il giuspatronato degli Avogari, una delle più illustri famiglie della città.
Nel 1796 cessò di essere officiata e restò chiusa per vari anni. Per evitarne la profanazione e forse la demolizione, il sacerdote conte Don Pietro Dalla Fabbra l'acquistò conservando così alla città uno dei suoi più bei monumenti. Quindi il Dalla Fabbra la cedette a suo cugino Don Santina della nobile famiglia Fiori; questi a sua volta la lasciava in eredità al cardinale Luigi Giordani, arcivescovo di Ferrara dal 1877 al 1893, rimanendo poi sempre di diritto privato.
Sulla facciata si trova un altorilievo degli inizi del XV secolo raffigurante san Giuliano che uccide per errore i genitori. Gli interni furono completamente rimaneggiati nel XVIII secolo secondo i gusti dell'epoca. Fu restaurata nel XIX secolo e ancora alla metà del XX secolo. Dopo diverse vicende è ritornata di proprietà dell'arcidiocesi.
La piccola chiesa ospita opere di Bambini, Cromer, Menegatti, Grazzini; il soffitto è di Baseggio e Ettori.

(Da Wikipedia)












"Nella fiancata vi è una epigrafe in versi latini che ricorda la fondazione della piccola chiesa."
Avogari e l'epigrafe sono ricordati anche nel sito Chieracostui.com:
http://www.chieracostui.com/costui/docs/search/schedaoltre.asp?ID=21038

"Discendente da una famiglia originaria del trevigiano (Avogadri), fu camerlengo del marchese Niccolò III d'Este all'inizio del XV sec.
Nel 1405 promosse la ricostruzione della chiesa di S.Giuliano a poca distanza da una precedente già intitolata al santo e distrutta alla metà del secolo XIV.
È difficile riprodurre fedelmente le abbreviazioni in epigrafi di quest'epoca, e ardua è stata per me l'esatta interpretazioni di ogni singola espressione del testo; tuttavia, su richiesta del segnalatore, azzardo una libera traduzione:

 "Il caso non ha voluto che la chiesa sacra al tuo nome, San Giuliano, restasse in piedi nel luogo dove c'è ora il fossato del Castello e la distrusse dalle fondamenta; ma altrove la ricostruì, allo scadere di millequattrocentocinque anni da quando la Vergine partorì il figlio di Dio Padre, un uomo sempre interessato all'onore divino e alla illustre grandezza nella nostra città, Galeotto de Avogari, che del suo ha dotato il tempio e lo ha fatto proprio erede".

Testo:

Que nil stare loco vaga fors permittit eodê
Scte tuo Juliane domum sub noîe sacram
Funditus evertit, castri ê ubi fossa propinqui
Illa nec est lustris alibi reparata quaternis
Mille quadringentis quinis fugientibu ânis
Ut genitû pepit genitrix sibi virgo parentem
En vir divini studiosus semper honoris
Civis et eximie nostra amplitudinis urbe
Quôdâ Avogarij de Avogarijs Galaotus
Pulcus hâc renovat pprio que dotat & here'

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mercoledì 4 gennaio 2017

FERRARA - SAN CRISTOFORO ALLA CERTOSA

Tempio di San Cristoforo alla Certosa

Fu Borso d’Este a promuovere, nel 1452, la costruzione di un monastero certosino lontano dal centro abitato. 
L’isolamento, come imponeva la regola dell’ordine, fu però breve e già pochi decenni dopo, con il compiersi dell’Addizione Erculea, il complesso venne racchiuso nella cerchia delle mura estensi, perdendo così la caratteristica di “eremo”. Nel 1498 circa, accanto alla primitiva Chiesa, per volere di Ercole I d’Este fu avviata la costruzione del nuovo e attuale Tempio di San Cristoforo che è una delle opere più originali del Rinascimento ferrarese attribuita a Biagio Rossetti. Alla fine del Settecento, a seguito delle soppressioni napoleoniche, i monaci persero il possesso del convento e della Chiesa, il cui ricco patrimonio artistico fu in parte disperso.

Acquisito dal Comune di Ferrara, il Tempio venne riaperto al culto nel 1813, mentre l’area adiacente fu adibita a cimitero pubblico. Le trasformazioni furono rilevanti, in quanto interessarono l’antica Chiesa e parte del chiostro, che furono abbattuti, mentre successivamente fu costruita l’ala sinistra del portico curvilineo, che segna in modo così caratteristico la piazza antistante. A decenni dal terribile bombardamento subito da Ferrara nel 1944, dopo anni di intenso restauro, è stata riaperta al culto la chiesa di San Cristoforo alla Certosa raggiungendo l'obiettivo di mettere a disposizione del pubblico parte dell’immenso patrimonio di opere d’arte, tra cui opere pittoriche, cori lignei, il ciborio, ancone e pale, crocifissi e altri arredi liturgici.






















mercoledì 23 novembre 2016

PALAZZO PARADISO

Palazzo Paradiso

Foto di N.K.

Il palazzo Paradiso è sede della biblioteca storica di Ferrara. Esso venne fatto erigere nel 1391 da Alberto V d'Este in occasione del suo matrimonio con Giovanna de Roberti e venne decorato, come Schifanoia e Belfiore, con scene della vita di corte e motivi tratti dai romanzi cavallereschi. 

Il nome è in sintonia con quelli suggestivi delle altre delizie estensi. L'impianto originario del palazzo è costituito da quattro corpi di fabbrica intorno ad una corte rettangolare su cui si affacciavano tre logge, oggi ne rimane una sola.
Nel 1437-1438, ospitò i partecipanti alla prima sessione del Concilio Ecumenico, che ebbe luogo a Ferrara; l'imperatore di Costantinopoli, Giovanni Paleologo e il Papa Eugenio IV soggiornarono qui. Il pittore ferrarese Antonio Alberti eseguì per l'occasione un grande affresco, oggi perduto, che aveva come tema il Paradiso, in armonia col nome del palazzo.
All'epoca del duca Borso, il complesso venne innalzato di un piano. Nel 1567 divenne poi sede delle varie facoltà universitarie e la struttura fu in seguito rivista da Giovan Battista Aleotti che spostò la facciata su via delle Scienze, dove si trova attualmente, e aggiunse la torretta con l'orologio e il grande portale in pietra bianca.

Nel 1731 l'anatomista Giacinto Agnelli e l'architetto Francesco Mazzarelli vi costruirono il teatro anatomico che tutt'ora esiste al piano terra del Palazzo. La pianta del teatro anatomico è ottagonale e dispone di entrate separate per gli studenti, il docente ed il cadavere ed è ben illuminato da quattro grandi finestre. La forma deriva da una mediazione tra i noti teatri di Padova (ovale e senza luce) e quello di Bologna (quadrato e con un solo ingresso) e ne rimuove i principali difetti. Nel 1831 la Facoltà medica venne trasferita nell'ambito dell'Arcispedale S. Anna lo splendido teatro anatomico ottagonale venne allora adibito ad aula per le lezioni di chimica.
Nel 1801 le spoglie di Ludovico Ariosto vennero trasportate dalla chiesa sconsacrata di San Benedetto all’interno del Palazzo, insieme al monumento funebre in suo onore. 
Foto da Internet

Foto da Internet


domenica 23 ottobre 2016

SANT' EGIDIO









Sant'Egidio è una frazione di Ferrara che conta circa 1.036 abitanti, facente parte della Circoscrizione 2. Il borgo dista circa 9 km a sud dalla città.

Storia

Si hanno notizie del piccolo borgo già dal 1300. Anticamente era denominata San Zilio (ancora oggi è popolarmente chiamata San Zili). Il primo oratorio del quale si abbia notizia sorgeva a destra del Po di Primaro, di fronte alla parrocchia di Gaibana, ed era dedicato a San Michele. Nel XVI secolo Ercole I d'Este realizzò la prima bonifica e fece costruire l'argine del cavo ducale a sbarramento delle acque bolognesi, ma l'assetto fondiario era ridotto a pochi latifondi di proprietà ecclesiastica o di ricche famiglie ferraresi. Il terreno coltivabile era ridotto e il rimanente terreno era costituito da prati, boschi, canne e acqua.
Le opere di bonifica cominciarono a richiamare gente a Sant'Egidio (nel 1731 gli abitanti erano 393 e salirono a 566 tre anni dopo). Nel 1883 fu costruita la strada comunale che presso la Villa Gulinelli si biforca verso Marrara. La strada Pandolfina invece era impraticabile da maggio a ottobre, solo con il tempo si ottenne che il fondo fosse sistemato a sabbia per raggiungere il Santuario del Poggetto. Due ponti in mattoni permettevano di collegare le due sponde del Po di Primaro, il ponte Gatti Casazza in prossimità di Gaibana, che fu liberato dal pedaggio nel 1872, ed il ponte Principe Pio di Savoia, conosciuto come ponte di Sant'Egidio, che fu liberato dal pedaggio solo nel 1900. Finalmente, dopo varie istanze, nel 1885 si apriva la scuola elementare che nel 1893 aveva 34 alunni e un anno dopo 60.

Monumenti e luoghi d'interesse

  • Chiesa di Sant'Egidio: in antiche pergamene che si riferiscono ai beni delle suore benedettine si trova la frase "Ecclesia S.Michaelis S.Aegidi Gaibanae"; questo può far pensare che mentre la chiesa era dedicata a San Michele, il territorio fosse chiamato Sant'Egidio, per cui in seguito si usò il nome di Egidio per la borgata e la chiesa. Non si sa con certezza quando sia stata demolita la chiesa di San Michele e costruita quella dedicata a Sant'Egidio (probabilmente prima del 1600). La chiesa attuale ha la facciata in stile romanico che risale al 1837. Ha tre navate e la pala dell'altare maggiore rappresenta la vergine in trono con ai suoi piedi il patrono Sant'Egidio in abito pontificale, mitra e pastorale, e Santa Lucia co-prottettrice. Di fronte alla chiesa è presente un monumento ai caduti. (vedi foto)

  • Santuario del Poggetto: il santuario della Beata Vergine Maria detta del Poggetto si trova su di un piccolo poggio a 2,40 metri al di sopra del terreno circostante e fa parte della chiesa parrocchiale di Sant'Egidio. È da sempre meta di pellegrinaggi e luogo di meditazione. Antiche storie riportano che già negli anni intorno al 1000 fosse diffuso il culto della Vergine raffigurata in un'antica immagine, forse in terracotta, che svettava appunto sul poggio immersa nel bosco (di cui oggi non resta che il nome) e circondato dalle acque stagnanti a causa delle frequenti inondazioni. La prima memoria scritta risale ad un documento del 1317 nel quale si indica che il conte Uguccione di Galliera donò alla chiesa del Poggetto un tratto di terreno. Del Poggetto si parla anche in un censo del 1426, nella visita del Beato Giovanni da Tossignano nel 1434 ed in varie visite di vescovi in cui si accennano sempre i miracoli avvenuti. Anche grazie a questi il culto della Madonna si diffuse sempre di più; lo storico Guarino Guarini annota che nel 1621 l'afflusso dei fedeli era straordinario, specialmente in quaresma e nel mese di maggio. Nel 1894 la piccola chiesa fu ingrandita, fu innalzata la facciata in stile gotico lombardo, la lunetta della porta fu ornata con un architrave di legno intagliato e con una tavola dipinta a olio dal pittore ferrarese Adolfo Magrini. All'interno, sopra all'unico altare, vi è l'antica immagine di Maria che regge sul ginocchio destro il bambino con le braccia aperte e la destra benedicente. Questa opera è stata attribuita a Sebastiano Filippi da Carpi, detto "il Bastianino". La cerimonia solenne dell'incoronazione avvenne il 15 settembre 1901 grazie all'iniziativa di Mons. Giuseppe Zanardi, prima cappellano a Sant'Egidio e poi docente di filosofia a Ferrara. La preziosa icona in terracotta venne perduta il 26 aprile 1945 quando alcuni soldati tedeschi in fuga incendiarono il santuario e le case vicine. Il dipinto della Madonna invece venne salvato grazie all'intervento di due ferraresi. Nel 1933 venne costruito il campanile alto 26 metri e contenente cinque campane al suo interno. All'esterno del santuario, nell'ampio ed alberato parco sono stati eretti 15 capitelli con i misteri del rosario ed una monumentale croce di marmo alta quattro metri.


Particolare dell'abside e del campanile del Poggetto


  • Villa dei conti Filangieri: antica villa nobiliare del Cinquecento. Per riuscire a visitarla è necessario addentrarsi nei viali tra gli alberi secolari. Nel Seicento apparteneva ai frati di San Domenico e venne incamerata con le adiacenze all'epoca della Rivoluzione francese; passò poi col vasto latifondo vicino, al ferrarese conte Masi. Verso il 1880 non fu difficile al proprietario di allora, conte Luigi Gulinelli, valente agricoltore quanto rinomato allevatore di pregiate razze equine, trasformarla nell'inglese "Colonial style" innalzandovi attorno le depandances e creando un ambiente suggestivo e signorile. Vi fanno parte oltre quattro ettari di terreno ricoperti fin dal XVI secolo da selve, prati, sequoie, magnolie, mentre i viali bordeggiati di rose portano al laghetto tra cedri e salici piangenti. Un antico e gigantesco noce si leva altissimo, forte del suo tronco di 150 centimetri.

Festività e manifestazioni

Tutte le domeniche di maggio a sant'Egidio si svolge "Maggio al Poggetto": gastronomia, musica e attività all'aperto (soprattutto dedicate ai bambini) nella cornice del grande parco del santuario. Tra la fine di agosto e l'inizio di settembre si tiene invece la tradizionale sagra di sant'Egidio Abate, mentre a metà luglio circa si tiene "Festegidio", un festival di musica a cui partecipano gruppi ferraresi affermati ed emergenti.

Da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Egidio_(Ferrara)