domenica 25 settembre 2016

FERRARA - SANTA MARIA NUOVA E SAN BIAGIO


Foto di:
Nicola Quirico (Opera propria) [CC BY-SA 4.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons


Secondo la tradizione, fin dal VII secolo sul luogo in cui attualmente sorge la chiesa vi era un piccolo lago denominato il Lacus Mariae, dal quale emergeva un'isoletta, nel cui punto più elevato sorgeva una piccola cappella o forse solo un capitello, sito conosciuto come Santa Maria dei Pescatori. Nel 911 attorno a questo primo edificio religioso se ne costruì un altro molto più grande del primo.
La nuova chiesa, detta di Santa Maria del Lago, fu una delle più belle e nobili del tempo. Almeno dal 1138, fu denominata Santa Maria Nuova e, solo nel 1182, assunse probabilmente l'attuale assetto planimetrico di base. La chiesa è conosciuta anche come Santa Maria della Neve, in memoria del prodigio della nevicata avvenuto nell'anno 352 in piena estate sull'Esquilino in Roma, ove poi sorse la grandiosa basilica di Santa Maria Maggiore. Nel 1278 Santa Maria Nuova è documentata come parrocchia, mentre tra XIV e XV secolo fu profondamente ristrutturata.
In seguito decadde, ma si riprese a partire dal 1708, anno in cui la chiesa di San Biagio, che si trovava in prossimità dell'incrocio di viale Cavour con via Cittadella, fu demolita per far posto alla spianata della fortezza pontificia, così il titolo e i diritti vennero trasferiti nel nostro edificio di culto. A seguito di questo fatto, nel 1709 fu eretta all'interno di Santa Maria Nuova la cappella dedicata a San Biagio, dove si conserva una reliquia del santo, venerato tuttora come protettore della gola, soprattutto in occasione della sua festività che cade il 3 febbraio.
Chiusa nel 1796 in seguito alle soppressioni napoleoniche, la chiesa venne poi riaperta nel 1812 ma privata del titolo di parrocchia.

Alla fine del XIX secolo, in occasione del rifacimento del pavimento, fu rinvenuto il sepolcro della famiglia degli Aldighieri e una parte del muro della chiesa primitiva. Nel 1921, anno del VI centenario della morte di Dante, fu poi costruita una piccola cripta detta appunto degli Aldighieri dove nell'occasione furono composti i resti dell'antica famiglia (1). La stessa facciata, che era stata trasformata nel Settecento, sempre nel 1921 riacquistò attraverso un restauro piuttosto ardito il suo aspetto tre-quattrocentesco; nel contempo anche il fianco meridionale assunse l'attuale architettura. Nel 1938 Santa Maria Nuova fu di nuovo elevata a parrocchia, ma nel 1944 venne colpita dai bombardamenti: l'abside fu in gran parte demolita, crollò il soffitto e la cripta venne squarciata.
L'opera di ricostruzione, iniziata nell'immediato dopoguerra, si concluse nel 1949, ma anche in seguito si segnalano interventi interni grazie ai quali la chiesa, tra le più ricche di storia della città di Ferrara, acquisì nuovamente dignità e decoro.
Dietro l'altare maggiore, assume particolare rilevanza per la storia della chiesa il Miracolo della Neve dello Scarsellino; da segnalare, inoltre, un crocifisso ligneo di Tommaso Gandolfi realizzato nel XVII secolo, oltre alla già citata cripta degli Aldighieri, meta di studiosi e visitatori.

Per saperne di più....... 

29 settembre 2916
Foto di Pietro Finetti: 








(1)..... Gli avi di Dante Alighieri erano di origine ferrarese? Nel 15º canto del Paradiso, Cacciaguida, trisavolo del poeta, (vissuto tra il 1091 ed il 1148) racconta a Dante, come era la Firenze dei suoi tempi ma, alla fine del conto, veniamo a sapere che egli aveva sposato una donna dell'Alta Italia, e che da lei ebbe origine il cognome Alighieri. Ecco cosa fa dire nel canto 15º canto del Paradiso a Cacciaguida: "mia donna venne a me di val  di Pado, e quindi il sopranome tuo si feo". La celebre frase è riportata anche sulla lapide a destra del portale della facciata della chiesa di Santa Maria Nuova.

Vedere anche:

- Le chiese di Ferrara
  Storia, arte e fede
  di Giovanni Sassu e Francesco Scafuri
  Ferrara Arte, 2013
  Pag. 37 e segg.

Nuove foto (16 agosto 2019):







martedì 26 aprile 2016

SANTA MARIA MADDALEMA










Link: Santa Maria Maddalena

OCCHIOBELLO






                                                     Chiesa di San Lorenzo Diacono e Martire

                                                           (foto caricate il 23 luglio 2023)


Link: Comune di Occhiobello

         https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Lorenzo_Diacono_e_Martire_(Occhiobello)

         https://www.culturaveneto.it/it/percorsi/tappe/Occhiobello-Chiesa-Arcipretale-San-Lorenzo-Diacono-Martire 

STIENTA





























Nel millequattrocento si costruirono chiesa e campanile in muratura, vicini l’una all’altro, con ristrutturazioni successive, fino ad arrivare alla fine del ‘700, quando venne inaugurata l’attuale arcipretale (1799) lontana dal campanile, che rimase nella stessa posizione originale. 

Link: Comune di Stienta

GAIBA
















Villa Fiaschi e Cappella di Sant'Anna

Il nucleo centrale di Gaiba deve la propria origine all'arrivo dei Marchesi Fiaschi, che costruirono una possente villa sulle fondamenta della grande casa rurale dei predecessori marchesi Seracco. Questi ultimi ebbero territori in Gaiba per pochissimo tempo, ma sufficiente per lasciare il loro nome ad identificare "saracca" le terra che fu di loro proprietà, situata tra Via Giovecca e Via Vegri. Sullo scolo Canalazzo, tra Vegri e Tommaselle nel 1500 fu edificata la Villa rustica dei Seracco.
I Fiaschi al loro arrivo demolirono la villa e ne costruirono una nuova secondo canoni di architettura più "signorili". Nel 1669, secondo una descrizione dell'epoca, la villa Fiaschi possiede già la fisionomia attuale, anche se mostra una decorazione frontale al centro della coperrtura che oggi non c'è più.
Nel 1790 viene costruita la Cappella, in stile barocco dedicata a Sant'Anna, attuale patrona di Gaiba, l'Oratorio conserva una preziosa pala d'altare rappresentante la Santa bambina con la famiglia ed è opera di G. Cignaroli, pittore veronese morto nel 1770. Purtroppo da più di dieci anni la chiesetta, un gioiellino dell'arte barocca, è pericolante e necessita di ingenti quanto urgenti restauri. Le statue, che ornano ancora i pilastri della cinta, sono anteriori al 1790 e anch'essi abbisognano di restauro.
I Fiaschi si aprirono una strada verso il fiume costruendo la via che porta ancora il loro nome, per scopi agricoli continuarono a servirsi anche dell'antichissima strada che conduce al Monastero delle Caselle. Via San Lorenzo e via Fiaschi (oggi il primo tratto di quest'ultima si chiama via Roma) cominciavano in un'unica strada che partiva in corrispondenza del cancello centrale della mura attorno alla villa poi superava il ponticello sullo scolo Canalazzo e subito si divideva a V: un braccio si dirigeva perpendicolarmente alla Villa verso il Po, l'altro portava alle Caselle. Sopra queste due strade si espanderà Gaiba moderna: la piazza centrale con la chiesa di San Giuseppe si aprirà mettendo in comunicazione le due vie, dallo slargo della piazza in direzione ovest nascerà via Sabbioni da dove via Fiaschi verso via Vegri si diramerà via Giovecca.


mercoledì 13 aprile 2016

TORRE DEL PALAZZO BONACOSSI



















È stato edificato nel 1469 sotto Borso d'Este per l'esiliato fiorentino Diotisalvi Neroni.
Originariamente era costituito da un unico piano e da una torre che sovrastava l'edificio.
Successivamente il palazzo passa a Sigismondo Cantelmo per poi ritornare agli Este quando, nel 1533, Gurone d'Este vi volle realizzare un cortile interno, attribuito a Gerolamo da Carpi, mentre nel 1527 Francesco d'Este riuscì a rendere il palazzo come nodo di comunicazione fra l'adiacente palazzina di Marfisa d'Este e palazzo Schifanoia. Dopo la morte di Marfisa l'eredità del palazzo passa nel 1609 alla figlia Vittoria Cybo e ai suoi eredi che nel 1643 lo cedono al conte Borso Bonacossi la cui famiglia lo governerà per due secoli e mezzo. In questi anni la facciata e le stanze adiacenti alla torre furono notevolmente modificate e in un recente restauro sono stati scoperti, sotto i soffitti decorati in stile barocco di quattro stanze, antichi lignei soffitti a cassettoni cinquecenteschi decorati con semplici motivi geometrici a tempera.
Dopo anni di possedimento da parte della famiglia Bonacossi senza che ne abbia apportato significativi cambiamenti, il palazzo rischiava di perdere i propri splendori artistici fino a quando, nel 1911, il palazzo viene acquistato dal Comune di Ferrara il quale dà avvio ad un lungo restauro e ad un progetto di riqualificazione del palazzo per inserirlo nel circuito museale della città. Gli uffici e la direzione dei musei di arte antica vi si sono trasferiti nel 2000. Ospita la collezione del cardinale Gian Maria Riminaldi a cui si deve la creazione della prima raccolta Museale pubblica della città.


Palazzo Bonacossi si affaccia su via Cisterna del Follo, così denominata nel XIV secolo quando era attiva in quella zona una "cisterna" adibita al lavaggio e alla "follatura" della lana.
Edificato nel Quattrocento ed assegnato da Borso d’Este a Diotisalvi Neroni, fuoriuscito fiorentino, l’edificio fu sopraelevato di un piano nel Cinquecento. Passato in proprietà agli Estensi, dal 1572 fu dotato di un sistema di giardini in collegamento diretto con la Palazzina Marfisa d'Este e, attraverso un esclusivo passaggio sul fronte sud, con Museo Schifanoia.
Il Palazzo ha mantenuto nel corso del tempo il nome dell’ultima famiglia proprietaria ed è oggi sede della Direzione dei Musei Civici di Arte Antica, della Biblioteca (servizio sospeso) d’arte e della Fototeca. Le sale ospitano inoltre il Museo Riminaldi, la raccolta di sculture in marmo, piccoli bronzi, raffinati arredi, mosaici e dipinti dei secoli XVII e XVIII collezionati dal cardinale Gian Maria Riminaldi (1718-1789).
via Cisterna del Follo 5 - 44121 Ferrara

mercoledì 11 novembre 2015

FERRARA - CONTRAPO'


Lapide quasi illeggibile posta nel campanile
ANNO DOMINI MDCCCLXXXIV
FRONTEM PLEBANAE HUJUS ECCLESIAE
DIVO MARTINO EPISCOPO DICATAE
E.G.BARGELLESI ARCHITECTO
............................ ALOISIO FAGIOLI
...... DE SUO





Contrapò è una frazione di Ferrara di 290 abitanti, facente parte della Circoscrizione 4. Il toponimo deriva da contra Padum, cioè contro il Po.
Il borgo ha origini molto antiche e viene menzionato da un diploma del 998 di Ottone III, residente a Ravenna, il quale cede le terre di "Contrapadum" a Martino arciprete e a Bernardo arcidiacono della chiesa di Ferrara. Nel 1055 il borgo viene sottratto al controllo dell'arciprete e passa sotto la giurisdizione del vescovo di Ferrara, grazie ad una bolla di Papa Vittore II, che riconosce la villa di Contrapò fra quelle pertinenti alla giurisdizione ferrarese.
La chiesa di Contrapò, dedicata a San Martino, viene citata già nel 1141 in un documento notarile, la quale viene ripetutamente abbellita e ingrandita nel corso dei secoli sino al Seicento, quando venne totalmente rifatta in stile barocco.

domenica 19 luglio 2015

BAURA



  30 OTTOBRE MCMXLIV 
 A RICORDO 
 DI QUANTI LA FURIA DELLA GUERRA
  MISERAMENTE UCCISE
TRA LE MACERIE DI QUESTO LUOGO SACRO 
I FAMIGLIARI
QUESTA LAPIDE POSERO




Nella targa in bronzo, collocata sulla porta di accesso del campanile della chiesa, c’è l’elenco delle vittime.
Il 30 ottobre 1944, durante un attacco dell’aviazione britannica, fu
distrutta la chiesa, al cui interno avevano cercato protezione gli abitanti del paese: fu una delle peggiori stragi di civili in territorio ferrarese.


Per non dimenticarli:
A più di 70 anni dal fatto, non si conoscono ancora i motivi del vile a ignobile massacro, costato la vita a donne, anziani e bambini. C’è chi ricorda vagamente il fatto per sentito dire e chi pensa al “tipico” eccidio nazista. Occorre innanzitutto ricordare che tale scempio è stato causato dall’esercito inglese alleato, durante la fase di liberazione nel 1944. Il paese di Baura fu teatro di uno degli episodi più drammatici della fase decisiva del secondo conflitto mondiale che, proprio nell’autunno del 1944, vedeva l’intera provincia di Ferrara sulla linea del fuoco.

Il 30 Ottobre del 1944, alle ore 11.20, una squadriglia di caccia-aerei chiamati Spitfire della “Royal Air-Force” piombò sull’abitato, centrando con il loro carico esplosivo, la chiesa ed il campanile. La torre campanaria fu distrutta alla base, polverizzando nella caduta il resto della Chiesa, nel cui interno vi avevano cercato disperato riparo moltissimi abitanti del paese, convinti che gli spessi muri del tempio avrebbero potuto garantire loro, sicurezza. Invece caddero vittime innocenti dell’incursione aerea. Perché quell’attacco? Perché colpire un semplice borgo di campagna? Perchè colpire una Chiesa? A distanza di 70 anni c’è chi ha ipotizzato la presenza di un arsenale bellico nazista, posto nella cripta dell’antica chiesa risalente al 1100. Quale grosso arsenale veniva celato, da dover adottare una misura così drastica come violentare la storia e la popolazione di una piccola comunità contadina?
In questi ultimi anni qualcuno ha persino insinuato -forse senza riflettere bene- al fatto che il bombardamento sia avvenuto senza una buona e ragionevole causa. Qualcuno pensa che il pilota della RAF -non riuscendo a bombardare il ponte di Pontelagoscuro, per via della pesante contraerea nazista- abbia dovuto scaricare il pesante carico esplosivo a caso, per tornare alla base e far credere di aver compiuto la missione (si tratta di una pratica piuttosto diffusa e testimoniata direttamente da altri piloti della seconda guerra mondiale). Ma perché non scaricare le bombe in una zona di campagna aperta e priva di pericoli per l’incolumità di persone e cose? Perchè bombardare proprio Baura e non un’altra località ferrarese? Perchè a distanza di  anni questa triste storia è diventata una “favola”, che cambia versione di anno in anno? Perché le autorità locali non fanno luce sull’accaduto, almeno nel rispetto di coloro che ancora soffrono per la perdita dei loro cari e soprattutto per chi ora risposa in pace nel cimitero di Baura, senza una ragionevole spiegazione?

Per chi esce da una sanguinosa guerra, costata la vita a milioni di persone tra soldati e civili, risulta facile dimenticare e voltare pagina. Ma per la comunità di Baura, fatta di grandi Uomini e Donne che hanno costruito la propria vita lottando contro la miseria e gli stenti del tempo, dimenticare non è facile. Fin da subito gli abitanti chiedono di riavere la loro Chiesa e nel 1947 viene edificata la nuova struttura religiosa, rigorosamente costruita sulle sembianza della precedente. Nel secondo dopo-guerra viene dedicata una via del paese “Via 30 Ottobre 1944”, mentre nasce e si concretizza l’idea di realizzare un monumento commemorativo; che sarà poi costruito solo nel 1994, per il 50° anniversario dal bombardamento aereo.

Per gli abitanti della località, dimenticare quel triste momento è difficile persino ai giorni nostri. C’è chi ricorda l’arrivo dei bombardieri inglesi e chi è persino in grado di descrivere la dinamica dell’incursione, ricordando: il fuggi fuggi generale, la contraerea nei pressi di Correggio che sputava fuoco sopra i cieli di Baura e poi il terrificante frastuono provocato delle bombe che colpirono il campanile della Chiesa di Baura.
C’è chi ricorda poi la quiete, subito dopo il passaggio delle tempesta. Nel momento in cui si alzava in cielo la gigantesca colonna di fumo e polvere tutto il paese si ferma incredulo. L’antica chiesa di Baura, dedicata al Santissimo patrono di San Lorenzo crolla inesorabilmente, dopo più di 800 anni di storia.

Davide Canella, residente a Baura da 26 anni, ha preso a cuore questa storia e nel cercar di ricostruire i fatti ha trovato nell’archivio monasteriale di Baura una bellissima e toccante lettera scritta dal parroco del tempo. Nella lettera, rivolta all’attuale parrocchia di Baura, il parroco ricorda quel tragico momento in cui la “sua” Chiesa veniva barbaramente scempiata. Ancora più straziante sono i ricordi di un anziano del paese che ricorda di alcune parti umane smembrate e incastrate tra le macerie della Chiesa bombardata. C’è chi ricorda il padre o la madre scomparsa, senza nemmeno un saluto. Chi non è in grado di trattenere le lacrime, raccontando ciò che ricordava. E poi i resti umani e oggetti di famiglia ritrovati pochi anni dopo, durante un intervento idraulico alle fognature adiacenti alla chiesa.

Come è possibile lasciare che la memoria di un luogo venga tramandata nel tempo attraverso pochi e miseri ricordi e senza rispondere alle tante domande, che dopo più di 70 anni, ancora non trovano risposte.
La comunità di Baura vuole conoscere le vere motivazioni di quell’azione bellica, vuole far luce sui fatti, vuole spiegare ai propri cari defunti il motivo della loro scomparsa, vuole che i ragazzini delle scuole elementari e media di Baura siano in grado di comprendere le atrocità di una stupida guerra e che ha coinvolto di persona anche la vita dei proprio parenti. Baura vuole la verità.

Notizie tratte da:
http://www.baura.it/pubblicazioni/info.html#bomba

La sua origine è antichissima. Il paese è ricordato in documeti dell' 833 e la pieve risulta dal 949. Nel 1177 l'imperatore Federico Barbarossa investì l'abate di Pomposa della proprietà di alcuni borghi ferraresi, tra cui Baura. All'inizio del secolo 15º fu unita a Santa Maria di Baura la parrocchia di San Lorenzo in Scornia, dipendente dal monastero benedettino ferrarese di San Bartolo. Nel 1562 le due parrocchie riunite passarono alle dipendenze dei monaci olivetani di San Giorgio che eressero Santa Maria ad abbazia, restaurando dapprima l'antica chiesa, poi nel 1615 costruendone una nuova con monastero annesso, riesumando un progetto di Roberto schiatti. Contiguo alla chiesa vi è tuttora il palazzo della Prepositura di Pomposa che nel 17º secolo fu adibito a soggiorno estivo degli olivetani. I monaci ressero le due parrocchie riunite di Santa Maria e San Lorenzo sino alla soppressione del monastero avvenuta nel 1798. Rimase a svolgere le funzioni di parroco padre Mellito Vadorni di Genova, al quale succedette, nel 1812, un sacerdote secolare, Don Giovanni Battista Braiati. Nonostante la zona di Baura abbia visto nella seconda metà del secolo 20º l'erezione di una delle prime idrovore per il prosciugamento dei terreni limitrofi, la storia del paese è contraddistinta da alcuni eventi catastrofici, quali la rotta del Po nel 1620, che inondò e travolse case e bestiame. Il 30 ottobre 1944 un bombardamento aereo distrusse il centro e la chiesa, causando 43 vittime e vari dispersi. La ricostruzione dell'edificio sacro fu rapida e, adottando uno stile somigliante al romanico, si concluse in appena quattro anni.