martedì 22 agosto 2017

FERRARA - SANTO STEFANO



La chiesa di Santo Stefano è una delle più antiche chiese ferraresi edificate prima del 1000 nella nuova città sviluppatasi linearmente lungo la riva sinistra del Po. Fu eretta lungo uno dei più importanti corsi d'acqua che attraversavano la città, oggi piazza Saint'Etienne, dal nome dell'omonima città francese "gemellata" con Ferrara dal 1960.

Nel 960 il vescovo Martino la donò al canonicato di San Giorgio e qui, dal 1083, dopo la traslazione delle reliquie di San Leo dalla sede vescovile di Voghenza[1], dimorarono fino al 1135 parte dei canonici ed il Vescovo prima che la nuova cattedrale cittadina fosse ultimata. Nel 1300 la chiesa di Santo Stefano passò assieme alle altre parrocchie ferraresi alle dirette dipendenze del Capitolo dei canonici del duomo.
Nel 1275 il campanile del 1100 crollò parzialmente e fu ricostruito più basso ed in stile gotico come ancora oggi si presenta.
Il terremoto di Ferrara del 1570 danneggiò notevolmente la chiesa che venne restaurata ed ampliata a tre navate per volontà del Canonico Rettore Don Antonio Angiari.
Dal 1657 la parrocchiale fu affidata ai Padri della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, i quali fecero abbellire l'edificio con numerose opere d'arte che ancora oggi possiamo ammirare: il mausoleo funebre del generale Costantino Ranieri (1679), l'altare di San Leo con pala del Parolini e numerose tele dei pittori ferraresi del XVII secolo. Nel 1796, nonostante la soppressione della congregazione, la chiesa di Santo Stefano rimase aperta al culto.
Il 26 settembre 1824, causa la mancanza dei documenti ufficiali di consacrazione, il tempio fu riconsacrato ad opera del cardinale Carlo Odescalchi. In occasione di quell'evento solenne, la chiesa fu arricchita con l'apposizione del portale rossettiano, ed i busti di Santo Stefano e della Vergine nelle nicchie della facciata. L'aspetto odierno dei fronti esterni è frutto dei restauri eseguiti nel 1905 per riconferire alla chiesa di Santo Stefano l'aspetto originario in stile gotico. Nella notte del 2 settembre 1944, un bombardamento aereo causò gravissimi danni alla chiesa con la perdita di numerose opere d'arte, quali le volte affrescate nel 1882 da Francesco Ferrari e nell'800 da Virginio Monti, l'altare maggiore e le cantorie dell'organo. Nel 1947 furono ultimati i restauri e l'edificio riaperto al culto.F
Fronti esterni della chiesa e del campanile, rimaneggiati nei secoli a causa di crolli improvvisi e restauri stilistici, conservano le originarie linee gotiche. L'edificio, a tre navate con abside pentagonale è interamente realizzato in laterizi a vista. La facciata presenta un corpo centrale cuspidato, tripartito da un arco cieco centrale e due laterali a "collo d'oca", e due corpi laterali sormontati da una voluta. Di interesse artistico sono il cornicione in cotto a doppio ordine di archetti (XIV secolo),il rosone centrale (XV secolo), costituito da una doppia ruota con monogramma raggiato di Cristo IHS e le formelle coi dodici Apostoli in bassorilievo, le due nicchie circolari (XV secolo) con i busti in terracotta di Santo Stefano e della Vergine (XIX secolo). Il pregevole portale lapideo del XVI secolo proviene dalla chiesa di San Silvestro, non più esistente, che sorgeva nella zona occupata dall'ospedale cittadino. Attribuito all'architetto Biagio Rossetti è costituito da lesene con capitello composito ed una trabeazione classicheggiante, con l'iscrizione latina "DILECTUS PASCITUR INTER LILIA", sormontata dalla lapide dedicatoria incorniciata da volute. La facciata fu restaurata nel 1905 sotto la Direzione dell'Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti, al fine di riportarla all'aspetto originario. Fu liberata dagli intonaci, furono ricostruiti i tre pinnacoli su modello di quelli della chiesa di San Romano e sostituita la finestra settecentesca rettangolare con una circolare su modello di quella di San Giuliano.
I fronti delle navate laterali sono scanditi da archi ciechi e da finestre ogivali tamponate. Le ogive del fronte Nord sono coronate da decorazioni di cotto. L'abside fu liberata da alcune abitazioni ad essa addossate nei primi anni trenta in seguito all'allargamento di Via Cortevecchia. Il campanile presenta linee architettoniche romaniche negli ordini inferiori e gotiche nella cella campanaria, ricostruita dopo il crollo parziale della struttura alla fine del Duecento. Quest'ultima si distingue per il marcapiano decorato da archetti di cotto e le finestre ogivali. La cuspide con base ottagonale fu rimaneggiata nel XX secolo.
L'interno della chiesa, a tre navate con presbiterio, è frutto degli ampliamenti eseguiti dopo il terremoto del 1570, dei restauri condotti alla fine del Seicento dai Padri della Congregazione di San Filippo Neri e della ricostruzione successiva alle distruzioni belliche del 1944.
Nel coro si trova la pala col "Martirio di Santo Stefano", incorniciata da stucchi settecenteschi, opera di Virginio Monti (XIX secolo). Nelle pareti laterali del presbiterio si aprono due portali tardobarocchi attribuiti allo scultore locale Pietro Turchi (XVIII secolo). L'altare e le imponenti cantorie dell'organo Strozzi sono di epoca moderna. La balaustra marmorea curvilinea risale al XVIII secolo.
I pilastri e le arcate della navata maggiore sono decorati da stucchi e pitture a candelabre, le nicchie in controfacciata ospitano le statue di San Gregorio Magno e di Sant'Agostino, opera del Turchi. In prossimità del presbiterio, due tele attribuite a Giuseppe Avanzi (XVIII secolo), rappresentano alcuni episodi della vita di San Filippo Neri.
Nella navata destra (primo altare) sono conservate le reliquie di San Leo ed una pala di Giacomo Parolini (1689) con "San Leone Magno, Sant'Antonio di Padova a San Francesco di Paola", una tela attribuita ad Antonio Randa (XVII secolo) con "San Francesco di Sales che approva la Regola di Santa Giovanna di Chantal" (secondo altare, ma attualmente in pessime condizioni di conservazione) e la pala col "Martirio di San Lorenzo" dell'Avanzi (1714) (terzo altare). Nella parete di fondo della navata si erge il mausoleo funebre di Costantino Ranieri (XVII secolo) realizzato in materiale lapideo policromo. Nella navata sinistra (primo altare) si trova un affresco quattrocentesco con la Madonna delle Grazie, cui fa da sfondo una tela coi "Santi Giovanni e Paolo" dipinta da Ippolito Scarsella (XVI secolo), un dipinto con "la Madonna mentre pone tra le braccia di Santa Caterina Vegri il Bambino Gesù" attribuito al Ghedini (secondo altare) ed un crocifisso ligneo del XVII secolo (terzo altare). La chiesa accoglie anche opere di Gandolfi e Paganini e una attribuita a Cozza.[2]
Il campanile conserva nella volta a crociera le tracce di un cielo stellato, nelle lunette le sinopie ed un lacerto degli affreschi (XIV sec.) che raffigurano le "Storie di un Santo Vescovo", strappati dopo i bombardamenti e conservati presso il Museo cittadino di Casa Romei.

Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santo_Stefano_(Ferrara)

mercoledì 12 luglio 2017

FOSSANOVA SAN BIAGIO





Parrocchia di San Biagio in Fossanova San Biagio
Sede: Ferrara
Date di esistenza: sec. XII -
sec. XII - , La data si riferisce al periodo della fondazione della chiesa.

Intestazioni:
Parrocchia di S. Biagio in Fossanova San Biagio, Ferrara, sec. XII -, SIUSA

La parrocchia, risalente al sec. XII, nel sec. XIV dipendeva dalla pieve di Gaibana.
 
Nel 1434, in occasione della visita pastorale del Beato Giovanni Tavelli da Tossignano, furono rilevate le deprecabili condizioni della chiesa e della canonica che necessitano di restauro. 
La situazione si presentava analoga nel 1448, all'epoca della visita del vescovo Francesco dal Legname. 
Il territorio fu di frequente interessato dalle alluvioni causate dalla rottura degli argini del Po di Primaro, particolarmente disastrosa fu quella del 1611. 
La chiesa attuale fu eretta nel 1617 e sino al primo decennio del 1700 non disponeva di fonte battesimale. 
Nel 1619 vi fu istituita una Confraternita del Rosario per iniziativa del Conte Giulio Perondolo che fece appositamente erigere una cappella nella chiesa e donò vari oggetti sacri preziosi che aveva a sua volta ricevuti da Cesare Estense Duca di Modena. 
Dal 1928 al 1953 fu parroco di San Biagio don Ettore Ravegnani, gregorianista di rilevanza mondiale e compositore.
(http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=19526)


Fossanova San Biagio è una frazione di Ferrara di 663 abitanti, facente parte della Circoscrizione 2.
Il toponimo "Fossanova" deriva dalla costruzione di un nuovo fossato che ospitava le acque del Po per metterle in comunicazione con quelle del fiume preesistente di Gaibana, avvenuta nel 909 per volere del vescovo di Ravenna.
Il borgo viene nominato in un atto notarile del 1174 e le origini della Chiesa parrocchiale si fanno risalire al XII secolo, seppure dell'originario edificio non resta oggi più nulla.
Esso venne riedificato nel 1617 per volere del conte Giulio Peronaldo, mentre l'interno è in stile barocco.
Posta a 7 km da Ferrara, si sviluppa lungo l'argine destro del Po di Primaro lungo la Via Bassa tra Ferrara e Fossanova San Marco (con cui è unita dal ponte Melica) e Sant'Egidio.
(https://it.wikipedia.org/wiki/Fossanova_San_Biagio)

venerdì 16 giugno 2017

SANTUARIO DEL POGGETTO










Cenni storici

Il Santuario del Poggetto si trova su un piccolo poggio, pochi km a sud di Ferrara e dipende dalla Parrocchia di S. Egidio. L'inizio della devozione verso questo Santuario, si rifà alla tradizione dell'antico ritrovamento di un immagine della Madonna, appesa poi ad una vigorosa rovere, quando le valli ad occidente di S. Egidio ereano frequentemente inondate dal Po di Primaro.
La Madonina, che pare fosse di terracotta, e la rovere ebbero, nel tempo, analoga sorte. La prima sembra sia andata distrutta per incendio o inondazione; la seconda, recuperata nel 1891 durante la costruzione del coro della piccola chiesa di allora, ( 26 mq ) fu collocata dietro all'altare e riparata da un vetro, ma fu definitivamente perduta quando, il 22 aprile 1945, alcuni soldati in fuga incendiarono il Santuario e le case vicine. Tutto ciò provocò non solo la perdita della rovere, ma anche la distruzione di una artistica icona in stile gotico, opera dell'intagliatore ferrarese E. Bolognesi e donata al Santuario dal conte Giovanni Grosoli Pironi, per accogliere il dipinto della Madonna. Il culto della Madonna si diffuse sempre più tra le popolazioni circostanti; lo storico Guarini annota che nel 1621 l'afflusso dei fedeli era straordinario, specialmente in Quaresima, in coincidenza con la festa dell'Annunciazione, il 25 marzo.

Alla fine del '700, il Cardinale Magalotti ingiunse al Parroco di S. Egidio, da cui dipendeva e dipende tutt'ora il Santuario, di celebrare una S. Messa ogni sabato e nella festa dell'Annunciazione.
Le notizie archivistiche riportano che Don Melchiorri, parroco di S. Egidio dal 1873 al 1895 e fratello dello storico G. Melchiorri, si adoperò per rendere ancora più sentito il culto della Vergine, riprendendo le sacre funzioni settimanali, fondando la "Pia Unione della Madonna del Poggetto" ed accogliendo i pellegrini che venivano sempre più numerosi dalle parrocchie vicine.
La fama delle grazie, l'antichità e l'estensione del sacro culto (memorabile il trasporto della Santa Immagine nel luglio e settembre del 1855 alla Chiesa Parrocchiale di S. Egidio per implorare pietà e misericordia contro l'epidemia di colera che mieteva vittime sempre più numerose in città e in campagna) ed il riconoscimento a "Santuario" da parte del Sommo Pontefice Pio IX, che , dopo aver concesso il Giubileo Universale, dichiarò che, visitandolo, si potevano ottenere i benefici spirituali ed il riconoscimento ufficiale del Capitolo Vaticano, che decretò l'Incoronazione della Sacra Immagine il 15 settembre del 1901.
L'attuale immagine della Vergine che risale al 1554, come dipinto sul fondo, rappresenta la Madonna assisa in trono con Gesù Bambino benedicente; fu dipinta a tempera su tela finissima, foderata poi sul retro, con tela più consistente. Solo le teste della Madonna e del Bambino sono rifinite, mentre il resto, piuttosto trascurato, è caratterizzato da sottilissime tinte. Il Melchiorri fece accurate ricerche per appurare l'autore della tela, senza, per altro, giungere con certezza ad una eventuale attribuzione.
Lo storico ferrarese Napoleone Luigi Cittadella, interpellato sulla questione, sostenne che l'opera proveniva dalle scuole di pittura ferraresi del XVI secolo e la attribuì a Sebastiano Filippi da Carpi, detto il "Bastianino". Nel 1878 il pittore Antonio Benini di Bondeno dichiarò che il buon disegno delle parti nude e l'espressione dei visi dimostravano una mano maestra, anche se la tela era stata rimaneggiata da incompetenti che non avevano saputo conservarle il pregio artistico. Pur dissentendo in qualche punto dal Cittadella, riconobbe che l'insieme ed il movimento delle figure gli sembravano appartenere al periodo del Quattrocento o del Cinquecento.
Nel 1982, l'opera fu restaurata dalla ditta A. & G. Piella di Ferrara, a spese del Vicariato di S. Giorgio; i restauratori espressero il parere che la Santa Immagine fosse di scuola ferrarese del XVII secolo.
Nella primavera del 1894, l'ingegneri ferraresi V. Scabbia ed A. Chiozzi presentarono i disegni per l'innalzamento della chiesa del Santuario che sostituiva il vecchio Oratorio, subentrato a sua volta al vecchio capitello risalente al 1319.

Nel suo nuovo lavoro, realizzato in stile gotico-lombardo, la facciata fu innalzata con due colonne ai lati e due guglie faccettate su colonnette a cuspide. Il timpano fu realizzato in cotto a conchiglia e un rosone a vetri colorati, con larga fascia ad ornamenti gotici, occupò il centro della facciata.
Fu ingrandita la porta di ingresso ad arco gotico, mentre la lunetta, ornata con cotto di tipo ferrarese, fu divisa con un architravce di legno intagliato. Una bella tavola d'olio, opera del pittore ferraese A. Magrini, rappresentava la Vergine col Bambino, S. Egidio Abate, in atto di contemplazione, con la cerva a fianco, S. Giorgio, guerriero in armi, con le braccia al petto,  genuflesso in venerazione; sul fondo il paesaggio con il prospetto del Poggetto.
Mons. G. Zanardi, professore di filosofia in seminario, che in precedenza era stato cappellano del Santuario, sollecitò i lavori per innalzare l'apside della chiesa e per rivestire tutto il soffitto a vele e crocere gotiche con cordoni e vernici a stucco. Si aprirono le finestre gotiche con vetri colorati. Si costruì l'altare in mattoni, si allargò il Presbiterio e si eressero colonnette ottagonali per sostenere gli archi a sesto acuto. Il coro fu rivestito interamente per dargli forma ottagonale con tante vele al soffitto. All'interno della chiesa tutti i fregi furono realizzati dal ferrarese A. Tellini, mentre G. Tabellini di Voghenza creò una cornice di stucco a forma di fascia, che si armonizzava con lo stile dei capitelli.
Per giungere al Santuario lungo la strada campestre,  che anticamente si chiamava Strada delle Suore, forse per ricordare le Benedettine, antiche proprietarie della località, Mons. Zanardi nel 1894, pensò di far costruire 15 capitelli, come i misteri del S. Rosario. L'ing. V. Scabbia li disegnò e A. Gilli li realizzò. Sotto la nicchia di ogni capitello fu scolpito su marmo, il nome dell'offerente, mentre sotto il dodicesimo fu collocata una lapide con iscrizione latina a ricordo dell'avvenimento.

A due anni di distanza, nel 1896, ancora Mons. Zanardi, fece costruire, a proprie spese, una nuova sacrestia a nord e ricostruire quella antica a sud.
Con le nuove opere, il Santuario assunse l'aspetto esteriore delle antiche chiese gotiche a tre navate, anche se l'interno rimase a navata unica. I lavori di rifinitura occuparono gli ultimi tre anni dell'ottocento: E. Bolognesi intagliò il tabernacolo in stile gotico, si dipinse in finto marmo l'altare, si fece costruire la balaustra dalla ditta Brondi di Ferrara. Il Rettore Don Lupi, per conservare il ceppo di rovere, dissotterrato nel muro dell'antico coro e sul quale pare fosse stata collocata la prima immagine della Madonna, lo collocò dietro l'altare proteggendolo con un cristallo. Tutto ciò non fu sufficente ad evitare una profanazione ad opera di due soldati che il 22 aprile 1945, appiccarono fuoco al Santuario e alla casa vicina. Per rendere omaggio a Cristo Redentore, nel 1900 fu innalzata una monumentale Croce, con base di cinque metri, in marmo di Verona. Sul braccio trsversale è scritto: "Redemptori Iesu Cristo Domino Nostro- otto settembre 1901".
Nel 1933 la ditta Borea di Marrara costruì il Campanile, in pietra a vista, adorno di quattro sottili fasce in cotto che ne delineano i piani. E' alto 26 metri e contiene cinque campane al suo interno.
Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo i restauri eseguiti dalla ditta Edil Labor di Stagni, Borsetti ed Alberti di S. Egidio, la chiesa fu riaperta al culto. Dal 1966, l'attuale altare costruito in marmo, sostituì purtroppo quello antico, danneggiato dall'incendio del 1945. E' stato donato dal concittadino dr. G. Govoni, unitamente al prezioso tabernacolo realizzato dalla ditta Beretta di Ferrara.
Nel 1982, a cura del Vicariato di S. Giorgio, fu restaurata la Sacra Immagine di Maria Vergine e racchiusa nell'apposita teca, ornata da una cornice dorata del '700, dono della cittadina Parrocchia del Gesù. Dal 5 dicembre del 2011 il Santuario è stato chiuso per un considerevole restauro e consolidamento alle travi del tetto, la zona del sotto tetto, le guglie e il timpano della facciata. Il Santuario è stato riaperto al culto il 23 marzo del 2012.
I gravi eventi sismatici del 20 e 29 maggio 2012 non hanno provocato danni alla struttura, il Santuario del Poggetto è stata l'unica Chiesa della zona non danneggiata dal sisma e regolarmente aperta al culto. In questo i pellegrini hanno interpretato un ulteriore  segno di protezione della cara Madonna, Beata Vergine Maria del Poggetto.

venerdì 12 maggio 2017

FERRARA - SAN FRANCESCO



L'origine della chiesa parte dal 1232 con una piccola chiesa, nel 1241 il vescovo Filippo Fontana pose la prima pietra per realizzare una chiesa più grande, realizzando gli edifici posti sul lato sinistro della facciata. Nel 1341 iniziarono i lavori per una chiese più grande, proprio nella zona dell'attuale basilica.

" ne furono costruttori i maestri Armanno,Taddeo e Falconetto da Fontana. Era a croce egizia." (*)

In questa chiesa si tennero i lavori preparatori per il Concilio Ecumenico (Basilea-Ferrara-Firenze-Roma, aa. 1431-1445)

Con l'Addizione Erculea, voluta da Ercole I d'Este l'architetto Biagio Rossetti modificò la struttura gotica della grande chiesa.

Con il terremoto del 1570 tutta la parte alta crollò e venne ricostruita con qualche variante. Nel 1864 la chiesa fu spogliata di tutte le tavole di Benvenuto Tisi da Garofalo che vennero traslate nella civica Pinacoteca.

Il 16 gennaio 1957, Pio XII la elevò con bolla pontificia a Basilica Minore.

Alla sinistra della facciata si vedono i resti di quello che fu l'Oratorio di S.Sebasiano e della Concezione.

La facciata, mostra nella parte inferiore cinque scomparti che corrispondono alla divisione interna. Il portale a timpano immette nella navata maggiore. fra il primo ed il secondo ordine si nota un fregio in cotto che prosegue anche sul fianco meridionale formato da ovoli e dentelli e medaglioni con il busto di S.Francesco. Nella parte superiore si trova un grande occhio cerchiato in cotto, il tutto sovrastato dal timpano e ampie volute di raccordo.

A causa del terremoto del 2012 la Basilica è in gran parte inagibile.

(*)P.Gino Zanotti :La Basilica di San Francesco in Ferrara, Moneta Milano

http://www.prolocoferrara.it/le-chiese/chiesa-di-san-francesco.html

Per saperne di più:
http://www.fondoambiente.it/upload/oggetti/San_Francesco_Ferrara.pdf












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