domenica 25 aprile 2021

FERRARA - Francolino

 



La chiesa di San Marco Evangelista venne costruita nel 1139 nel territorio di Francolino, importante porto fluviale sul Po.

La chiesa di San Marco Evangelista di Francolino sorge a ridosso di uno degli incroci più importanti della località, sviluppatasi lungo l’attuale via dei Calzolai, vicino alla riva del Po. La facciata, completamente sagramata, è scandita nell’ordine inferiore da due pilastri nelle ali laterali e da quattro colonne a sostegno della trabeazione decorata da formelle in cotto. Al centro un alto portale dall’architrave decorato con formelle raffiguranti fiori e ai lati di questo due nicchie vuote. Nell’ordine superiore si replica il motivo appena descritto: due pilastri e quattro colonne sostengono una trabeazione sovrastata da un timpano triangolare dalla cornice dentellata. Tra le colonne centrali è presente un’ampia finestra architravata e affiancata da due nicchie vuote. Al culmine della cuspide è visibile una croce in metallo. L’accesso all’aula è introdotto da un portale ligneo a doppio battente, affiancato da due paraste ioniche che sostengono una cornice sagomata che percorre tutto il perimetro dell’aula. Sopra a questa un’ampia finestra decorata da una cornice in stucco. Gli alzati, molto rovinati per l’umidità, sono intonacati e le pareti sono scandite da quattro arcate a tutto sesto per lato, sei delle quali introducono a cappelle dalla pianta rettangolare e dalla volta a botte. Le prime cappelle (a ridosso dell’ingresso) sono di minori dimensioni e altezza, mentre le ultime arcate, a ridosso del presbiterio, sono tamponate. Gli archi sono poi abbelliti da decorazioni in stucco e affiancati da paraste a sostegno della cornice.  
Attualmente, aprile 2021, la chiesa è chiusa per restauri.

sabato 14 novembre 2020

CHIESA DI SANTA MONICA - FERRARA

 

CHIESA DI SANTA MONICA
VIA MONTEBELLO 44 - FERRARA






La torre presenta la classica architettura del XVI secolo con la coppia di finestre bifore sorrette da una colonna centrale…il tutto ovviamente costruito con il caratteristico mattone “ faccia a vista “ immancabile nelle costruzioni ferraresi antiche ( ma anche in quelle moderne devo dire ).







Link: http://www.ferraranascosta.it/chiesa-di-santa-monica/

Quasi in centro a via Montebello si trova una piccola chiesa dedicata a Santa Monica, con un altrettanto piccolo sacrato anteriore. Risalente al 1515, durante l’addizione Erculea, venne eretta per volere di Lucrezia Borgia, attratta dalla spiritualità francescana, su progetto di Gherardo Saraceni. Per lungo tempo la chiesa servì  da monastero per le monache agostiniane. Dalla via Monsignore Bovelli, che affianca la chiesetta, anche se un po’ nascosta agli occhi del turista, è visibile la bella torre campanaria; la torre presenta la classica architettura del XVI secolo con la coppia di finestre bifore sorrette da una colonnina centrale.

Link per saperne di più e vedere foto più belle delle mie.




24 novembre 2020: aggiornamento.

La chiesa non è visitabile. Anni addietro ospitava il mercatino della Caritas e poi fu utilizzata come magazzino.  Una conoscente mi ha inviato una monografia del 1998 redatta dall'allora scuola Marco Polo, ora I.T.C. Bachelet, che si trova sul retro della chiesa.






Trascrizione della
Monografia del 1998 redatta dall’allora scuola Marco Polo, ora I.T.C. Bachelet.

DA CONVENTO DI SANTA MONICA
 I.T.C. MARCO POLO - Ferrara

Il monastero di Santa Monica è costituito da tre edifici fondamentali: la Chiesa, il Coro e il Convento, che hanno mantenuto nel corso dei secoli quasi integra la struttura cinquecentesca.
La Chiesa di Santa Monica infatti fu costruita nel 1515, su progetto di Gherardo Saraceni, per iniziativa del Duca Alfonso I e della moglie Lucrezia Borgia. Iniziata il 2 luglio del suddetto anno, fu terminata e consacrata il 13 luglio1544 dal vescovo di Comacchio Gillino Gillini.

La Chiesa costruita con lo scopo di servire al convento annesso, rimase funzionante anche in seguito alle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi del 1798, e fu aperta al culto sino al 1990.
La Chiesa di Santa Monica ha conservata inalterata la sua struttura originaria e la sua posizione rientrata rispetto alla strada (attualmente Via Montebello): si tratta di un edificio di piccole dimensioni ma elegante e armonioso nelle sue sobrie linee rinascimentali.
La Chiesa è ad un’unica navata a capanna, cioè con il tetto a due falde.
Il prospetto principale, chiamato volgarmente facciata, è sormontato da un timpano con una cornice che lo perimetra, che possiamo anche definire timpanatura modanata, sormontata da tre guglie in pietra a vista. L’architrave e i due montanti sono lavorati con fregi in cotto. Il cotto a Ferrara era molto utilizzato in quanto era difficile e costoso fare arrivare il marmo in città, mentre l’utilizzazione del cotto era incentivata dalla presenza di numerose fornaci nella zona.
Originariamente la facciata doveva essere completamente intonacata con velo leggero in modo che si vedessero i mattoni che poi, secondo un uso del tempo venivano ridipinti tracciando le fughe con colori vivaci come il rosso e il bianco.
Sotto al timpano c’è una fascia con una dedica Dio e a Santa Monica. Nella parte centrale c’è un rosone finestrato con decorazioni in cotto ad ovuli e dardi.
Il portale è sormontato da un timpano a tutto sesto in cotto che doveva essere policromo come si può notare in alcuni punti non deteriorati dalle incrostazioni.
All’interno del timpano c’è una lunetta in cui è raffigurata la Vergine col Bambino sullo sfondo di un paesaggio ad opera del pittore Capuzzo, copia che ha sostituito l’originale di Benvenuto Tisi da Garofalo, la cui presenza sulla porta di tale chiesa è attestata a partire dal 1770.
Questo dipinto, già gravemente deperito per le intemperie e degradato dalle ridipinture, operate da Aurelio Orteschi nel Settecento, nel 1840 venne riparato con lastre ramate ed infine nel 1940, deteriorato ulteriormente, fu staccato dal Capuzzo, che ne conservò l’unico elemento ancora recuperabile, il particolare del Bambino, trasferendolo tutela. Passato poi in proprietà privata, ora si trova sul mercato antiquario ferrarese.
Ai lati del portale ci sono due finestre oblunghe a sesto tondo e a strombo, cioè incassate, la cui forma allungata contribuisce a dare un aspetto armonioso e stancato alla facciata. Ai lati del prospetto ci sono due lesene sormontate da capitelli a volute.
Entrando in chiesa si può subito notare la pianta ad un’unica navata in cui sono situati tre altari: uno di fronte all’ingresso, cioè l’altare maggiore, e due sui lati.
Anche se oggi non è più aperta al culto, è ancora possibile ammirare gli arredi rimasti, anzitutto l’altare maggiore. E’ composto da un piccolo altare in marmo bianco con tre lastre su cui sono impressi, da sinistra a destra, i simboli dell’Ostia, del Crocifisso, le due lettere greche Alfa e Omega, che significano inizio e fine, cioè Cristo.
Sull’altare si trova ancora la pietra sacrale, segno che la Chiesa non è stata sconsacrata.
Sullo stesso altare c’è un tabernacolo in marmo bianco con una porticina in ottone intarsiato con fregi dorati, al cui centro si trova un’ostia dalla quale si diramano fasci di luce.
Sopra al tabernacolo c’è un grande crocefisso in legno con il Cristo in bronzo, che ha sostituito l’originario dipinto, la Resurrezione del Salvatore, non ben identificato e da alcuni creduto  del Brescia e dal altri del Surchi.
Dirimpetto all’altare ci sono ancora le balaustre in marmo. Ai lati dell’altare maggiore si trovano due dipinti in bianco e nero, raffiguranti uno Santa Monica e l’altro un Santo ignoto, dove un tempo, in due nicchie, erano le statue in stucco di Santa Rosa e di Santa Caterina da Siena di Andrea Ferrari e che dal 1976 si trovano nella chieda parrocchiale di Saletta.
Sui lati ci sono altri due altari. Sulla parete destra oggi si trova un dipinto raffigurante la Beata Vergine Assunta, dai colori vivaci, circondata da angioletti e racchiusa entro una cornice dorata, che sostituisce un piccolo quadro rappresentante Maria Vergine col Bambino fra le braccia e al di sotto un vago paese, opera, secondo Brisighella, del Garofalo, secondo Scalabrini, copia dello Scarsellino.
Sulla parete sinistra, oggi al posto di una statua di Santa Monica c’è un dipinto di Giovan Battista Cozza che rappresenta Santa Monica mentre prega davanti ad un altare.
Su tutte le pareti sono disegnate delle lesine a forma di colonne ioniche.
Nel soffitto un tempo vi era l’ovato rappresentante l’Anima Umana che, sciolti i lacci umani, sale al cielo, dipinta Giacomo Parolini (?) nel 1704, con alcune mezze figure di Santi e Sante Domenicani di Maurelio Scanavini, adesso invece il soffitto è privo di qualsiasi decorazione.
Completa la chiesa un campanile………..,costruito in pietra a vista, con due bifore, racchiuse in un arco a sesto tondo. Il sottogronda è cinquecentesco con decorazioni in cotto a ovuli e dardi.
Originariamente il campanile presentava una guglia che è stata demolita nel 1876.




sabato 13 giugno 2020

FERRARA - Ferrara - CHIESA DI S.ANDREA

CHIESA DI S.ANDREA (ruderi)
Via Camposabbionario (di fronte al nc. 22)












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Nel 1256 Azzo VII d'Este concede la chiesa ai frati Eremitani di Sant'Agostino, che avevano dovuto abbandonare il monastero di Sant'Antonio in Polesine, passato a Beatrice, monaca benedettina figlia di Azzo, e alla sua comunità religiosa.
Successivamente ampliata, divisa in tre navate con cappelle poste ai lati delle navate minori, viene consacrata il 13 maggio 1438 dal papa Eugenio IV, durante il Concilio di Ferrara (1437-1438). 
Ricchisima di opere d'arte, possedeva sull'altar maggiore la grande pala Costabili di Dosso e Garofalo, oggi conservata presso la Pinacoteca Nazionale.
I rifacimenti proseguono anche nel secolo XVII, allorchè Giambattista Aleotti, nel 1627, realizza la sua ultima opera architettonica, la Cappella del SS. Sacramento, al centro della quale verrà sepolto nel 1636.
Questa "sorta di Pantheon per gli artisti ferraresi", secondo la definizione di Carlo Bassi (1994), nel 1796 a seguito delle soppressioni napoleoniche, viene trasformato in caserma; di qui iniziano demolizioni e spoliazioni, anche a causa del fatto che la chiesa viene sconsacrata, fino al crollo del tetto nel 1938.
Negli anni sessanta, la costruzione di un edificio scolastico elimina ogni possibilità di recupero e oggi non restano che poche rovine.
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Notizie tratte dal bel libro:
FERRARA - LA STORIA NELLE EPIGRAFI, Rita Castaldi-Paola Marescalchi, Diogene Multimadia, pag.69 e segg.




mercoledì 14 agosto 2019

FERRARA - Ferrara - EX CHIESA DI SAN ROMANO

CHIESA DI SAN ROMANO (EX)


















Funzione

Museo della Cattedrale

Cenni storici

(a cura di Francesco Scafuri)

L'ex chiesa di San Romano, nominata già nel 990, sorge poco distante dalla Cattedrale di Ferrara. Fu sede dapprima di monaci benedettini dell'abbazia di Fruttuaria e successivamente dei canonici regolari di S. Agostino, mentre nel 1230 venne data in commenda agli Estensi che, prima nel 1407 e poi nel 1487 la fecero ristrutturare, facendole assumere in gran parte l'aspetto attuale. L'armonioso chiostro adiacente, che insieme alla chiesa un tempo faceva parte dell'antico convento di San Romano, sarebbe stato edificato attorno all'XI secolo, mentre fu ricostruito nel XV secolo e restaurato negli anni '50 del XX secolo a seguito dei danni riportanti nel corso dell'ultima guerra, quando anche la chiesa fu sottoposta ad un primo intervento di recupero.
Il Comune di Ferrara, in occasione del Giubileo del 2000, ha restaurato il prestigioso complesso di San Romano, allo scopo di collocarvi all'interno l’attuale Museo della Cattedrale, che fin dal 1929 aveva sede in un’unica sala angusta situata nel piano sovrastante l'atrio del Duomo.
Gli ambienti del complesso di San Romano ospitano dunque il Museo della Cattedrale, costituito da autentici tesori di grande valore artistico di proprietà del Capitolo della Cattedrale e del Comune. All'interno dell'ex convento, nell'ampia sala al primo piano, si conservano ventiquattro libri corali quattrocenteschi miniati. La visita alla sala prosegue con l'esposizione dei progetti e del modello ligneo elaborati alla fine del XVIII secolo in occasione del concorso per il completamento del campanile della Cattedrale. Si possono ammirare infine opere lapidee di pregio di varie epoche, mentre su una pedana spiccano i due prospetti marmorei ricurvi risalenti all'VIII secolo, che costituivano un ambone proveniente dall'antica cattedrale di Voghenza.
Nell'ex sagrestia della chiesa, dal carattere raccolto, sono visibili alcuni arredi liturgici, reliquiari e l'ottocentesco paliotto, interamente in filato dorato, un tempo presso l'altare maggiore della Cattedrale.
Nell'ex chiesa si trovano l'Annunciazione e il San Giorgio e la principessa, ante dell'organo dell'antica cattedrale dipinte nel 1469 dal grande pittore ferrarese Cosmé Tura. Inoltre sono esposti su grandi pannelli otto pregevoli arazzi di grandi dimensioni, dove sono rappresentati gli episodi della vita di San Giorgio e San Maurelio, eseguiti tra il 1551 ed il 1553 dal fiammingo Giovanni Karcher su cartoni del Garofalo e Camillo Filippi. Nelle corsie laterali sono collocate prestigiose opere lapidee: le formelle provenienti dall'antica Porta dei Mesi, realizzate nel XIII secolo dal Maestro dei Mesi di Ferrara, il Capitello con le storie di San Giovanni Battista e le formelle marmoree provenienti dal pulpito eretto nel 1515 in Cattedrale e semidistrutto nel XVIII secolo a seguito dei lavori di trasformazione interna del Duomo.
Nell' abside, ambiente più protetto e di particolare valore simbolico, è collocata la famosa Madonna della Melagrana, realizzata nel 1406 dallo scultore senese Jacopo della Quercia.


Altre notizie:

Già esistente nel 990, la chiesa venne amministrata dapprima dai Benedettini dell’abbazia di Fruttuaria, poi dai canonici regolari di Sant’Agostino.

Nel 1287 gli Este, che ne assunsero il patronato nel 1230, avviarono una totale ristrutturazione cui ne seguirà un’altra nel 1407.

Il chiostro presenta una sequenza di colonnine sovrastate da capitelli, i più antichi dei quali risalenti al X secolo. L’antica pavimentazione è tutt’ora esistente e si trova a circa 1,50 metri sotto l’attuale livello.

Nel 1487, Folco d’Este fece ristrutturare la chiesa e il chiostro, sopraelevandoli e aggiungendo sulla facciata e sui prospetti laterali gli elementi decorativi in cotto tuttora visibili.

La chiesa venne nuovamente restaurata alla fine del Cinquecento ed ampliata nel 1619. Fu oggetto di nuove modifiche nel 1754 per volontà del cardinale Crescenzi, il quale fece anche ricostruire l’altare che custodiva il corpo di San Romano.

Nel 1796 la chiesa fu soppressa e passò al Demanio, per poi essere donata, con decreto del 1808, alla Municipalità di Ferrara che la destinò a prigione per i colpevoli di brigantaggio. Nel 1811 fu venduta a privati e da questi adibita a magazzino di ferramenta, uso che mantenne fino all'inizio degli anni Cinquanta del Novecento, benché fosse stata acquistata dal Comune nel 1941 insieme al chiostro.

Il 5 giugno 1944, durante un’incursione aerea, il chiostro, la chiesa e alcuni fabbricati annessi furono bombardati riportando danni gravissimi.

Negli anni Cinquanta, la chiesa venne poi completamente liberata dalle costruzioni che si addossavano ai prospetti e restaurata esternamente, mentre il chiostro fu ricostruito tra il 1951 e il 1954.

Negli anni Settanta fu ripulita la facciata, vennero sostituite le strutture lignee del tetto e furono restaurati gli affreschi del XIV secolo presenti all'interno. Nel frattempo, San Romano cominciò ad essere utilizzata come sede espositiva per mostre temporanee; contemporaneamente venne ipotizzata per la prima volta una sua rifunzionalizzazione come sede del Museo della Cattedrale, proposito poi realizzato alla fine del 2000.

Nel 1986 scavi archeologici esterni alla chiesa misero in luce tracce di due piccole absidi semicircolari situate ai lati di quella centrale, poi ricostruite in sede di restauro, e una serie di tombe, a testimonianza dell’utilizzo dell’area come spazio sepolcrale fino al 1514, quando il cimitero attorno alla chiesa fu soppresso.

Il tutto tratto da:

http://www.artecultura.fe.it/1765/la-chiesa-di-san-romano

Link: Abbazia di Fruttuaria 


 

SAN ROMANO 

Legionario romano che si convertì al Cristianesimo assistendo al martirio di S.Lorenzo (anno 258).
L'epigrafe attribuisce il martirio di S.Romano all'imperatore Decio, che morì in battaglia nell'anno 251, ma diverse fonti datano il martirio di S.Lorenzo al 258, quando Romano si convertì, durante l'impero di Valeriano.
La lunetta dovrebbe essere stata realizzata intorno all'anno 1000.

 (testo)

CÛ SUB MARTIRIO     DECII LAURENTIUS ESSET

+SCS ROMANUS XPÔ SE CREDERE DIXIT
QUO BAPTIZATO DETIUS CAPUT ABSTULIT IPSI

Le notizie su San Romano e sulla lunetta sono tratte dal sito:
CHI ERA COSTUI?